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Prof.Pasuqale PERROTTA
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La pedagogia del dolore innocente Il silenzio del cuore Soffermati, non evitare lo sguardo. Non guardare dall’altra parte. Non essere
il disertore del cuore, perché il silenzio del cuore è assordante, documenta inerzia, complicità verso i violenti disumani dell’umanità, verso i
seminatori di sofferenze e di morte dei bambini,
vittime innocenti le più indifese e vulnerabili. E allora
aprilo il tuo cuore, affacciati alla finestra della realtà,
leggi, ecco le cifre della vergogna, di cui tutti
dobbiamo ritenerci responsabili.
In decine dei paesi del mondo sono migliaia i bambini che muoiono o
restano mutilati nelle guerre volute dall’adulto, una tragedia
umana che non accenna a decrescere; molti sono costretti ad
imbracciare le armi contro i propri coetanei o genitori; -
sono migliaia i bambini che restano tragicamente soli, perché
la guerra gli ha strappato gli affetti familiari, il calore di
un abbraccio materno, la casa, la libertà di correre, di
giocare, di studiare; - migliaia sono i bambini che negli
occhi portano l’immagine terrificante di un presente e anche
di un futuro intriso d’odio, d’intolleranza e di cieca
violenza; - ogni giorno sono 60.000 i bambini che muoiono di
fame, mentre noi continuiamo a supernutrici; - migliaia sono i
bambini che vivono in condizioni terribili, trascurati,
maltrattati e abusati, anche sessualmente, ridotti alla
prostituzione, abbandonati; - ogni giorno un neonato viene
abbandonato; - e sono migliaia i bambini senza amore, che
sognano protezione e sicurezza e che attendono invano di
riceverle. Intanto, credenti e non credenti si pongono anche una domanda spontanea, che è forte e prorompente di dubbio: C’è forse anche il silenzio di Dio dinnanzi a quest’infanzia violata e profanata, interrotta e negata, stravolta, infranta, deturpata, un’infanzia svanita in una smagliatura temporale irriducibile? Un Dio che "sembra essersi rinchiuso nel suo cielo, quasi disgustato dall’agire dell’umanità", com’è scritto in un testo del profeta Geremia? Bruno Forte, teologo, in un suo erudito editoriale ha elaborato un primo tentativo di risposta a questo dubbio, attraverso il parlare sofferto e la commovente invocazione rivolta all’Eterno da Kierkegaard: "….. tu parli anche quando taci. … tu taci per amore e per amore parli. Così è nel silenzio, così è nella parola. Tu sei sempre lo stesso Padre, lo stesso cuore paterno e ci guidi con la Tua voce e ci elevi con il Tuo silenzio". Può avere forse un valore pedagogico questo dolore innocente, dolore che nella gerarchia delle sofferenze umane, del sangue e delle lacrime dell’anima, si pone al primo posto della graduatoria? Don Gnocchi nel suo testo del 1956, titolato "La pedagogia del dolore innocente", affermò che questo valore pedagogico esiste: "Nella misteriosa economia del cristianesimo, il dolore degli innocenti è permesso perché siano manifeste le opere di Dio e quelle degli uomini: l’amore e l’inesausto travaglio della scienza; le opere multiformi della solidarietà, i prodigi della carità soprannaturale".Una riflessione conclusiva. Nello scrigno del cuore si ripongono, riposano e aspettano le cose più preziose, per il valore oggettivo o intrinseco, ammonimento di storia e cultura all’interno d’ogni nostro privato destino: tra queste in primo piano, penso, trova posto il ricordo della nostra infanzia innocente, il bisogno infantile illimitato d’amare e di essere amato, la gioia infantile, il candore infantile, la spensieratezza infantile, la curiosità infantile, la dolce fatica di crescere, le prime struggenti esperienze, la fede infantile incondizionata, il passaggio da un’età all’altra come memorabili punti di confine del lungo, futuribile itinerario di un’intera vita. In questo itinerario deve emergere un bisogno irrinunciabile, quello di guardare avanti, oltre, globalmente, per riuscire a raggiungere l’ambito traguardo segnalato da Brazelton : "Provvedere ai bisogni irrinunciabili, di neonati, dei bambini piccoli e delle loro famiglie è il primo passo per formare cittadini in grado di ampliare il proprio senso d’umanità al punto di gestire la nuova interdipendenza del mondo". "NON E’ MAI TROPPO TARDI per avere una INFANZIA FELICE"
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