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L’Editoriale di Pasquale PERROTTA


PAPA GIOVANNI PAOLO II

Da ’l‘etica della sofferenza’ al ‘Vangelo della sofferenza’

La finestra di San Pietro è ora (……….n.d.r.) chiusa. Papa Giovanni Paolo II, Pellegrino sulle orme di Dio, Profeta del millennio che ha cambiato la Storia, se n’è andato, volando via verso la Casa del Padre. Da Vita a Vita, attraverso la morte, gelida nella sua lacerante violenza e naturalità, ma menzognera per i credenti, suscitando un’onda eccezionale di sentimenti intrisi di dolore, emozione e amore, che si sono espressi fino alla celebrazione di un autentico affetto filiale. Mentre i Potenti della Terra si sono ritrovati piccoli e inchinati a Lui.

"Giovanni Paolo il Grande", "Karol Magno", è stato un autentico Gigante nella Storia della Chiesa e del Mondo.

Gigante della Fede in Dio e nella Madonna, dell’Amore per la Vita e per l’Uomo, di testimonianza del senso Divino della Vita, del primato della Famiglia, della Pace, del Dialogo, della sfida della Vita contro la cultura della morte, della Speranza, del "Non avete paura", del valore della Sofferenza.

Karol Wojtyla è stato anche il Papa dei "Movimenti ecclesiali giovanili", il Papa dei Giovani, visti come primavera della Vita e della Chiesa e come miraggio del futuro. <Vi ho cercato. Ora voi siete venuti da me e vi ringrazio>, disse e i giovani hanno risposto <Ci hai cercato. Eccoci>.

Karol Wojtyla, vera icona irripetibile e inimitabile del dolore, le ha attraversate tutte le stazioni sanguinanti della sua Via Crucis. Un corpo, infine, destituito dalla sua funzione di Vicario di Cristo in terra e restituito alla pura nudità umana. Con il volto disteso, senza più la smorfia inclemente del Parkinson. Con le mani divenute diafane, quelle mani che in vita sono state cercate e toccate da milioni di uomini e che, tremanti, hanno carezzato innumerevoli bambini, irradiando tenerezza, coraggio e speranza.

Profondamente legato alla Vita e al ‘sapore della Vita’, Papa Giovanni Paolo II ha titanicamente lottato per non arrendersi alla prigione del suo corpo malato, ed ha coraggiosamente mostrato a tutto il mondo, senza esitazione,con l’uso saggio degli strumenti della comunicazione di massa, la sofferenza e l’impietoso declino della propria vigorosa fisicità, ospitando in sé le infinite sofferenze dell’Umanità.

In ultimo, l’Uomo dalla Voce potentemente sonora, melodiosa e comunicativa, ha conosciuto il progressivo e faticoso affievolirsi e l’incrinarsi della propria Voce, aggredita dal Parkinson, fino all’estrema dolorosissima esperienza dell’impossibilità a parlare, per quanto imponente fosse lo sforzo profuso: drammatico il silenzio della parola, all’Angelus della domenica; umanissimo il gesto di contrarietà espresso con la mano destra battuta sul leggio, quando si è vanificato l’ostinato tentativo di dare voce alla propria Voce; intatto e magnifico l’atto benedicente di donazione e d’amore, Urbi et Orbi.

Ma dinnanzi al Suo Corpo inanimato e ricomposto nella serenità della morte, la comunicazione di massa si è deturpata, materializzando il rischio blasfemico di offuscare l’emotività e l’accorato rispettoso raccoglimento, che si deve alla morte e all’Uomo morto.

Con la cristiana comprensione della propria finitezza, Giovanni Paolo II ha soprattutto voluto e saputo trasformare "l’etica della sofferenza" - intesa come l’insieme dei valori e dell’impegno concreto a conferire dignità al patimento d’ogni Uomo - nel "Vangelo della sofferenza" che s’identifica e si rende concreto nel mistero della Croce. "Vangelo della sofferenza" con un capitolo scritto da tutti coloro che soffrono insieme con Cristo, unendo le proprie sofferenze umane alla Sua sofferenza salvifica.

Grazie Papa Santo, continua a proteggerci e a darci coraggio e speranza.

 

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